Gli inizi e la prima diffusione della congregazione della S. Famiglia

L’educazione popolare femminile ha conosciuto a Sezze, alla fine del XVII secolo, una stagione di indubbio favore, caratterizzata soprattutto da quanto realizzato da Caterina Savelli (1628-1691), una donna di forte carica spirituale che aveva deciso di spendere la sua vita al servizio delle ragazze della sua città.
La concreta attuazione di questa vocazione educativa era passata innanzitutto per la creazione di una “scuola di spirito”, una specie di noviziato religioso durante il quale la Savelli iniziava le sue prime compagne ad una sorta di consacrazione laicale, di sapore tutto ignaziano. Oltre a questa prima realizzazione che tendeva evidentemente a dare una formazione al suo gruppo, Caterina aveva anche organizzato un “oratorio domestico” a casa sua, dove nel pomeriggio dei giorni festivi radunava le ragazze della città per incontri che contemplavano, oltre a istruzioni catechetiche, anche momenti di gioco e di svago; insieme a questa attività di animazione giovanile, grazie alla sua notevole forza carismatica, era riuscita a costruire la chiesa di S. Anna e a trasferire nei locali annessi il suo oratorio e la comunità di ragazze che la coadiuvava.
La sua morte segna un improvviso illanguidirsi delle attività apostoliche del gruppo, probabilmente proprio a causa della particolare configurazione della comunità della Savelli, in cui il servizio al Signore era vissuto ancora senza vincoli istituzionali ed assicurato solo dalla forte personalità della fondatrice; non riuscirono a dare un seguito al suo progetto neanche i generosi tentativi di Angela Rossi e di Loreta Santucci-Corradini, sue discepole, e l’avvio di un oratorio sullo stile di quello di san Filippo Neri promosso da un prete di Prossedi, don Adriano Armidore Sangiuliani.
A riprenderne con forza il progetto è Claudia De Angelis (1615-1675) di Anagni, che darà vita nella sua città natale ad una “Scuola pia della carità”: le sue visite a Sezze nel 1701 servirono a sostenere e incoraggiare le aspirazioni educative del gruppo di Caterina Savelli.
All’iniziativa fu impressa una svolta determinante dall’intervento del cardinale Pietro Marcellino Corradini, che non si limitò a rilevare semplicemente le intuizioni della Savelli: coordinando le diverse esperienze educative di Angela Rossi e di Claudia De Angelis, sfruttando la disponibilità economica di Bartolomeo Rota - un droghiere romano oriundo di Strozza (Bergamo) - il cardinale di Sezze reinvestirà l’eredità savelliana dando origine ad una nuova comunità religiosa, capace di spendersi unicamente a servizio dell’educazione femminile. Nel volgere di pochi anni, coadiuvato anche dal barnabita padre Pietro Francesco Valle (1676-1753), Corradini eresse a Sezze e dotò munificamente il monastero della S. Famiglia, inaugurato nel 1717.
Il cardinale chiamò a Sezze, per assicurare una serietà d’impostazione ed un inizio già avviato alla sua opera, alcune giovani preparate alla vita religiosa nei due istituti di Anna Moroni (1613-1675) e di Rosa Venerini (1656-1728). Anche le costituzioni date dal Corradini alle sue religiose nel 1717 furono redatte da padre Valle sulla scorta di quelle dell’istituto moroniano del Bambin Gesù di Roma, già approvate dalla S. Sede: la cosa ha una sua logica che si spiega con una ragione puramente “diplomatica”, poiché perlomeno a datare dal concilio di Trento e da alcune disposizioni di Pio V (1566-1572) la santa Sede impediva la fondazione di nuove comunità religiose già esistente serviva ad aggirare questo grande ostacolo che era stato, ad esempio, una delle cause della soppressione - attuata nel 1631 - delle Dame inglesi di Mary Ward (1585-1645). Nel 1729 queste primitive costituzioni vennero abrogate - il cardinale raccomanda alle convittrici di Sezze di consegnare tutte le copie delle regole precedenti a suo fratello gesuita padre Luigi Corradini (1662-1739), affinché non nascano “confusione, e scrupoli” - e sostituite con un nuovo testo legislativo, in cui la sua comunità appare già strutturata come congregazione religiosa completamente autonoma.
Nato dunque come casa autonoma, caratteristica delle fondazioni religiose di quei tempi, il monastero della S. Famiglia di Sezze nel giro di pochi anni si trovò invece a capo di un fitto numero di collegi-conservatori che adottarono la stessa regola data da Corradini alla sua fondazione, e che guarderanno poi, in vario modo, al monastero di Sezze come alla casa-madre di quella che è attualmente la congregazione delle Suore Collegine della S. Famiglia, diffusa soprattutto in Sicilia.
Il primo collegio-conservatorio governato dalle costituzioni corradiniane sorse nel 1721 a Palermo; numerosi altri gli tennero dietro rapidamente, alcuni in forma autonoma, altri legati a figure di sacerdoti e vescovi della Sicilia, ma comunque tutti collegati tra di loro dall’adozione delle costituzioni del 1729, adattate tuttavia da ogni vescovo per la situazione concreta della sua diocesi.
Pregato dal cardinale Corradini, Benedetto XIV firmò il breve Quo nobis gratius; il documento pontificio, sottoscritto il 30 maggio del 1741, era stato ottenuto dal fondatore della congregazione della S. Famiglia di Sezze allo scopo di far lucrare dalle sue convittrici e dalle ragazze dei vari conservatori alcune indulgenze: in esso la cancelleria pontificia, dopo aver ricordato la fondazione del conservatorio di Sezze, specifica che l’istituto “con utilità del popolo e profitto delle anime si è propagato tanto nella città di Palermo quanto in quella di Monreale ed in altre città del regno di Sicilia”, dove si contano più di quaranta monasteri “sotto le stesse regole ed istituto del monastero di Sezze”.

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